
Quando diversità è sinonimo di dinamicità
Il termine “diversità”, parola a volte inflazionata, soprattutto nella sfumatura concettuale di esclusione, può risultare invece, una componente fondamentale di qualsiasi strategia di business. In poche parole, la diversità oggi, nell’accezione positiva di ricchezza ed eterogeneità, all’interno di un contesto in cui la replica dell’informazione disponibile, di format ed idee che circolano in rete ad una velocità impressionante, può essere un vero e proprio driver di innovazione. Il mondo, grazie alla condivisione di idee e strumenti, ha aumentato radicalmente la sua velocità in termini di crescita e di cambiamento. Pertanto, si configura sempre più la necessità di ricorrere e nuove e differenti prospettive per affrontare le sfide della quotidianità e per cogliere le molteplici sfumature dei processi di cambiamento all’interno della nostra comunità di riferimento.
In una recente intervista, Kathy Hopinkah Hannan , National Managing Partner per la diversità e la Responsabilità Sociale d’Impresa presso KPMG, ha affermato che ” la diversità non è solo la rappresentazione o l’inclusione delle differenze. Non si tratta di essere diverso”, dice, “bensi di essere dinamico.”
Infatti riescono a governare meglio il cambiamento ed essere più flessibili, le organizzazioni dinamiche, ovvero quelle che sono aperte a nuove idee e riescono a guardare modelli di business eterogenei. Un esempio di questo è ciò che Hannan chiama talento sostenibilità. Una società, così come una comunità ed una company, può garantirsi una progettualità che guardi con fiducia al lungo periodo, attraverso la realizzazione di investimenti strategici a lungo termine nella formazione e nello sviluppo di talenti che, attraverso le loro caratteristiche di creatività e diversità, riescano a fornire al gruppo all’interno del quale operano, la giusta dose di competenza ed innovazione